Ponte delle Torri di Spoleto

Alto 90 metri e lungo quasi 240, il Ponte delle Torri di Spoleto unisce Monteluco con il Colle Sant’Elia: si tratta di un’opera a dieci arcate che permette – tra l’altro – di visitare la Basilica di San Pietro e il Fortilizio dei Mulini. Per raggiungerlo è sufficiente intraprendere una passeggiata panoramica attorno alla Rocca. Gli storici non sono in grado di stabilire con esattezza e in maniera definitiva a quando risalga la sua costruzione, anche se sono in molti ad attribuirgli un’origine romana: ciò che è certo è che questo ponte acquedotto ad arco è decisamente suggestivo, non a caso considerato come una delle costruzioni più celebri di tutta la città.

Anche Goethe, nel famoso saggio “Viaggio in Italia”, parla del Ponte delle Torri di Spoleto, annoverandolo tra gli edifici che si integrano nel contesto naturale in cui sono inseriti in modo armonico, come se si trattasse di una seconda natura. Lo scrittore si riferisce alla costruzione non come a una semplice ponte tra una montagna e un’altra, ma come a una testimonianza di arte architettonica unica. Sotto il ponte si può notare il tracciato del torrente Tessino, mentre da un lato e dall’altro ci sono due fortezze: il già menzionato Fortilizio dei Mulini e la Rocca Albornoziana.

Nemmeno le origini del nome del ponte sono sicure: c’è chi pensa che le torri a cui si fa riferimento richiamino l’aspetto dei piloni, ma altri immaginano che riguardino le torri delle fortezze stesse. Le misure delle arcate e dei piloni non sono costanti: ne è una dimostrazione il fatto che i piloni verso Monteluco sono più voluminosi. A metà della loro altezza, inoltre, sono state poste delle arcate con lo scopo di consolidarli. Sempre verso Monteluco, lo spazio tra un’arcata e l’altra è inferiore rispetto a quelli tra le arcate verso Sant’Elia. Anche per questo motivo, non manca chi ritiene che il ponte in realtà sia stato realizzato in momenti diversi.

La strada sopra il Ponte delle Torri di Spoleto è delimitata in tutta la sua lunghezza da un muraglione alto più di dieci metri: in un canale scavato sulla sua sommità un tempo scorreva l’acqua che riforniva Spoleto e che giungeva dall’acquedotto di Patrico e da quello di Cortaccione. Nel muraglione è visibile una nicchia: si tratta di una rientranza che un tempo veniva utilizzata a fini di sorveglianza, ma che è stata sfruttata anche a mo’ di guardiola del gabelliere nel periodo in cui le mura medievali costituivano la cinta daziaria di Spoleto.

Una volta giunti al Fortilizio dei Mulini, all’estremo orientale, comincia il cosiddetto Giro dei condotti, vale a dire un sentiero pedonale che permette di arrivare ad eremi antichi attraverso percorsi panoramici molto suggestivi. Sulla china di Monteluco si può passeggiare imbattendosi in molte specie vegetali rigogliose, lungo quelle che un tempo erano le condutture dell’acquedotto di Patrico, costruito negli ultimi anni del XIX secolo. Il ponte è stato restaurato in diverse occasioni, l’ultima delle quali nel 1845: in quella circostanza due arcate vennero restaurate in mattoni (mentre tutte le altre sono realizzate in muratura).